20/11/2008
La Tolleranza è una virtù debole, una virtù passiva.
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Storicamente e culturalmente, noi discendiamo da tre colline: il Sinai, il Golgota, l'Acropoli. E siamo cittadini di tre capitali: Atene, Gerusalemme, Roma. Dopo, sono successe tante cose, abbiamo imparato tante lezioni, ci siamo mescolati con tanta gente, ora con violenza ora pacificamente. Il risultato di questa mescolanza - di questo "meticciato" è che non possiamo, per nostra fortuna, rivendicare alcuna purezza. Ma la domanda non riguarda la purezza.
La domanda che ci dobbiamo porre è: a questa mescolanza e impurezza di cui storicamente e culturalmente siamo fatti dobbiamo far corrispondere anche un'identità indistinta, generica, debole, vaga, cioè, alla fine una non identità? Oppure possiamo e dobbiamo ancora attribuirci un'identità ben definita, cioè la nostra, cioè, torno a dirlo, l'identità giudaico-cristiana? Per me, la risposta non ha dubbi.
Abbiamo visto come vanno le cose in Europa quando questa identità viene negata o negletta. Esiste un clima laicista che cerca persino di nascondere ciò che siamo e siamo stati. Molti fenomeni e atti politici lo provano.
Lo prova il mancato riferimento alle nostre radici nel Preambolo della Costituzione europea.
Lo prova il "caso Buttiglione", un candidato ad una carica europea bocciato perché professa sentimenti cristiani.
Lo prova il divieto di indossare il velo nelle scuole imposto alle ragazze musulmane.
Lo provano le discussioni circa la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici.
Lo provano le leggi sul matrimonio omosessuale, sulla clonazione, sulle sperimentazioni sugli embrioni.
Da ultimo, lo provano le risposte sbagliate in fatto di politica dell'integrazione degli immigrati. Pensiamoci sopra un attimo su queste politiche, perché anch'esse riguardano la nostra identità.
Una politica europea dell'integrazione è stata quella del multiculturalismo. Praticata soprattutto in Inghilterra, questa politica ha inteso integrare rispettando le comunità e consentendo che tutte vivessero secondo i loro costumi e stili di vita, senza interferenza dello Stato. Il risultato sono state tensioni sociali, ghetti, scuole in cui si educano i ragazzi ad una cultura diversa e spesso ostile a quella del paese ospitante, come nel caso della scuola di Via Quaranta giustamente chiusa dal ministro Moratti.
Alla fine, questo multiculturalismo non ci ha salvato neppure dalla nascita di terroristi di seconda generazione.
Un'altra politica europea dell'integrazione è stata quella del laicismo nazionalista. Praticata soprattutto in Francia, essa ha generato pressoché gli stessi risultati, come provano gli incendi nelle banlieues, o le stesse parole del Presidente Chirac che, con toni gravi e preoccupati, non ha esitato a parlare di una «crisi di identità».
Tutte queste politiche sono sbagliate per un malinteso senso della tolleranza. Sembra un bel parlare, quello della tolleranza, e invece è una trappola. La tolleranza è una virtù debole, è una virtù passiva. Si confonde con l'indifferenza, la sopportazione, l'accondiscendenza, l'insensibilità. Si tollerano gli sciocchi, i molesti, gli inferiori. Non si tollerano quelli che si considerano uguali. Con gli uguali si usa un'altra virtù, che è ben più importante e ben più impegnativa della tolleranza. Si usa il rispetto.
A differenza della tolleranza, il rispetto è la virtù dei forti ed è una virtù attiva, perché obbliga a mettere l'altro al nostro stesso livello. Del resto, se davvero ci ispirassimo alla tolleranza, perché non tollerare i predicatori d'odio?
Perché non tollerare le madrasse in cui si parla arabo, si insegna solo cultura araba, si semina risentimento? Perché non tollerare che sia tolto il crocefisso dalle scuole? Queste cose non solo non le tolleriamo, talvolta le consideriamo addirittura reati.
Perché? Perché non possiamo scendere a patti con chi non rispetta la nostra identità. Oltre che attiva, il rispetto è una virtù reciproca.
Ecco allora quale deve essere la nostra politica dell'integrazione: è la politica dell'insegnamento dei nostri princìpi e valori fondamentali, della nostra tradizione, della nostra identità collettiva, nella quale, con il solo vincolo del rispetto reciproco, tutti possono trovare cittadinanza.
Ed ecco perché dobbiamo essere liberali e contemporaneamente conservatori o tradizionalisti. Liberali perché amiamo le libertà, per noi e per gli altri. Tradizionalisti e conservatori perché vogliamo conservare e rispettare la nostra identità, senza la quale quelle libertà non hanno senso e prospettiva. Non perché non dobbiamo fare le riforme: essendo liberali, alcune le abbiamo fatte e dobbiamo farne ancora. Non perché ci chiudiamo al futuro: essendo liberali, affrontiamo la modernità. Non perché vogliamo salvaguardare privilegi e interessi corporativi: essendo liberali, vogliamo e dobbiamo anzi abbatterli.
No, liberali conservatori perché dobbiamo liberalizzare la nostra società e conservare i nostri costumi, la nostra cultura, i nostri valori, la nostra tradizione.
Insomma, liberali perché vogliamo la società libera, e conservatori perché vogliamo custodire la casa dei nostri padri e trasmetterla più vivibile ai nostri figli.C'è qualcuno che non la pensa così? Che non condivida queste idee? O che abbia paura a dirle e si lasci intimorire se le dice? Oppure che ritenga che queste idee, con le politiche che ne conseguono, non interessino alla gente? Io credo che non ci sia nessuno, e che tutti abbiamo gli stessi sentimenti. Appunto, come dite voi, "i nostri valori, le nostre ragioni".
Tratto dal discorso "I nostri valori, le nostre ragioni" del Sen. Marcello Pera
16:32 Scritto da: antikom in Politica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ideali, valori, cristiani, occidentali, difesa | OKNOtizie |
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06/11/2008
Berlusconi verrà giudicato dalla giudice Nicoletta Gandus. Tu come la vedi ?
Che ne pensate ?
Markus Antico
10:30 Scritto da: antikom in Politica | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: berlusconi, processo, mills, gandus, veltroni, pd, pdl | OKNOtizie |
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